Lavorare con la testa VS lavorare con il tempo

Viviamo in un periodo storico dove gli orari di lavoro sono sempre più duri.

Sono lontani i tempi in cui le attività commerciali andavano in ferie per quasi tutta l’estate. O dove dopo le 8 ore di lavoro canoniche sia andava a casa.

Ormai qualsiasi lavoro, sia dipendente che imprenditoriale, richiede un impiego di tempo superiore agli anni 90.

Ciò è stato dovuto prima di tutto alla globalizzazione

In un mercato globale dove tutti competono con tutti, è logico che l’efficienza e la professionalità devono crescere. E spesso ciò significa lavorare di più.

L’entrata in vigore dell’euro poi ha messo ancora di più in risalto questo. Tutti siamo diventati un po’ più poveri. Ma soprattutto tutto si è globalizzato di più. Richiedendo non solo la qualità.

Qualità che noi italiano abbiamo sempre avuto. Ma anche costi bassi e, appunto efficienza. E quindi gli orari del lavoro sono aumentati.

Occhio però a non lavorare solo in base al tempo!

Dei tempi che corrono, però, vale la pensa fare un monito.

Va bene lavorare tanto. Va bene anche lavorare più degli altri. E’ la strada giusta per il successo.

Ma occhio a non lavorare SOLO con il tuo tempo. Ovvero, non è importante quanto tempo lavori, ma come lavori. Insomma, la testa nel lavoro è più importante del tempo speso a lavorare.

Lavora con intelligenza, e concluderai più cose in meno tempo.

La piaga della disoccupazione giovanile in Italia

Dalla crisi economica del 2008 scoppiata prima in USA e poi in tutto il mondo, i dati sul lavoro in Italia vanno sempre peggio. Soprattutto quelli relativi alla disoccupazione giovanile.

I dati sono allarmanti: più del 35% dei giovani italiani è disoccupato. Più di 1 su 3. Ma da cosa dipendono questi dati così allarmanti?

Ne possiamo individuare sostanzialmente 3. O meglio, possiamo individuare sostanzialmente 3 colpe. La situazione economica globale ed europea. Le mancanze della politica italiana. E le colpe dei giovani stessi. Vediamoli uno ad uno.

1. Situazione economica globale ed europea

La crisi del 2008 ha dato un forte ridimensionamento all’economia italiana. Non che prima fosse tutto rosa e fiori, ma sicuramente ancora oggi ci portiamo dietro gli strascichi di quella crisi globale.

L’italia ha perso una buona fetta del suo PIL. Le imprese sono andate in difficoltà. Le banche non hanno prestato denaro per un bel po’. Fare impresa è diventato difficile. E ancor di più è stato trovare un posto da dipendente.

E’ chiaro che in questa situazione quelli che ne hanno risentito di più sono stati i giovani in cerca di una prima occupazione.

2. Le mancanza della politica italiana

Dal 2008 in poi poco si è fatto per favorire l’occupazione dei giovani. La politica in generale è sempre più attenta ai bisogni dei lavoratori di età avanzata. Specie se pubblici.

Il welfare così forte in Italia, spinta anche e soprattutto dal grande potere dei sindacati, ha fatto in modo che si aggiungessero diritti su diritti a lavoratori già occupati. Di fatto paralizzando il mercato lavoro. A scapito dei nuovi entrati nel mercato.

Si è provato a fare qualcosa ultimamente, pensiamo al jobs act di Renzi. Ma sembra sicuramente non abbastanza.

3. Le colpe dei giovani

Sarebbe ipocrita ammettere che anche noi giovani non abbiamo qualche colpa. Forse siamo nati da una generazione ricca. E vediamo il nostro futuro povero. E questo un po’ ci spaventa e paralizza.

E, purtroppo, a volte ci rende paralizzati. Incapaci di fare sacrifici nello studio, nel lavoro dipendente o nel fare impresa.