Come capire se il tuo capo è un buon capo

Il capo. Chi, almeno per un volta, non è stato travolto da un senso di irritazione verso il proprio datore di lavoro? Immagino tutti.

E’ importante però capire se in linea generale il nostro capo è un buon capo. Una persona cioè che ci aiuterà veramente a crescere. Oppure no, è un capo non all’altezza.

Fermo restando compatibilità e incompatibilità che ognuno di noi può avere con altre persone, ci sono 3 indizi che ci possono fare capire se il nostro capo è un buon capo oppure no.

1. Si concentra sui nostri punti di forza (e non su quelli di debolezza)

Questo è un errore classico dei datori di lavoro. Nei feedback e nel lavoro quotidiano si concentrano sui punti di debolezza. E tralasciano i punti di forza.

Un lavoratore avrà sempre cose su cui è più bravo e cose su cui è meno bravo. Un buon capo permette al dipendente di far risaltare i proprio punti di forza. Ricorda: è sempre più facile passare da ottimo a eccellente che da scarso a buono.

Questo un buon capo lo sa. E quindi cerca di sfruttare le competenze dei dipendenti in questa ottica.

I punti di debolezza ci sono sempre, e chiaramente vanno migliorati. Ma il focus deve essere sui punti di forza.

2. Non fa false promesse

Il capo che fa promesse che poi non mantiene è un cattivo capo.

Questo a 2 livelli: personale e aziendale.

Se per esempio il tuo capo ti continua a promettere un aumento o una promozione a una data futura, che poi puntualmente non mantiene, ciò vuol dire che non è un buon capo.

O, a livello aziendale, se continua a parlare di fantomatici risultati che poi sono puntualmente smentiti dalla realtà…bé, non è un buon segnale.

3. Non fa micro-management

Fare micro-management vuol dire controllare continuamente ogni minima azione di un dipendente. Significa non delegare mai completamente un certo compito.

Significa, in pratica, non avere fiducia del proprio dipendente. Pessimo segnale.